La nota regionale del 16 luglio 2026 chiarisce gli obblighi degli enti di formazione e degli allievi dei corsi OSS: registrazione tempestiva sulla piattaforma SILF, convalida giornaliera mediante identità digitale e geolocalizzazione, sanzioni in caso di irregolarità. Una misura necessaria, che però controlla dove si trova un corsista, non ciò che sta realmente imparando.

La nota in sintesi

Atto: nota del Settore Formazione Professionale della Giunta Regionale della Campania, protocollo n. 0629622/2026 del 16 luglio 2026, firmata dal dirigente Eugenio Aveta.

Riferimenti: decreto n. 183 del 26 marzo 2026 (standard formativo OSS), Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024 recepito con DPCM 25 marzo 2025, Manuale della formazione autofinanziata (decreto n. 40/2021), Manuale dei Controlli (decreto n. 4/2021), FAQ n. 19 del 20 maggio 2026.

Obblighi: l'ente registra tempestivamente le presenze su SILF Monitoraggio (pallino rosso); l'allievo convalida ogni giorno la propria presenza con SPID o CIE e geolocalizzazione (pallino verde). La convalida non è richiesta per la formazione a distanza. In caso di irregolarità: sanzioni per gli enti e mancato riconoscimento delle ore per gli allievi.

La Regione Campania ha scritto agli enti di formazione accreditati per spiegare una cosa che, sulla carta, sembrerebbe elementare: una presenza registrata deve corrispondere a una persona presente.

Poiché l'elementare, nell'amministrazione italiana, ha spesso bisogno di una circolare, il Settore Formazione Professionale lo ha precisato con la nota protocollo n. 0629622/2026 del 16 luglio 2026, firmata dal dirigente Eugenio Aveta.

L'oggetto è lungo, come vuole la tradizione burocratica, ma il contenuto è semplice. Nei percorsi per Operatore Socio-Sanitario in Campania, le presenze devono essere registrate dall'agenzia formativa sulla piattaforma SILF Monitoraggio. Ogni allievo deve poi convalidare giornalmente la propria presenza attraverso SPID o CIE, utilizzando la geolocalizzazione.

Il sistema mette a confronto due segnali.

Il primo è il cosiddetto pallino rosso, inserito dall'ente di formazione secondo il calendario didattico. Il secondo è il pallino verde, generato dalla convalida dell'allievo. Quando luogo, giorno e attività coincidono, le ore possono essere riconosciute. Quando non coincidono, cominciano i problemi.

È una stretta sui controlli. Ed è difficile darle torto.

Più difficile è credere che basti.

Cosa prevede la circolare sui corsi OSS in Campania

La comunicazione regionale richiama il decreto n. 183 del 26 marzo 2026, con il quale è stato approvato il nuovo standard formativo del profilo di Operatore Socio-Sanitario.

Lo standard deriva dall'Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, recepito con il DPCM del 25 marzo 2025. Dentro questa cornice, la Campania ha introdotto un sistema di controllo delle presenze basato sull'identità digitale.

La nota distingue nettamente i due obblighi.

L'agenzia formativa deve registrare sulla piattaforma SILF l'effettivo svolgimento delle attività. Non può compilare il calendario in modo approssimativo, anticipato o puramente formale. Deve indicare le presenze reali e aggiornare tempestivamente eventuali entrate posticipate, uscite anticipate o variazioni avvenute durante la giornata.

Questa registrazione non è una proposta in attesa dell'approvazione dell'allievo. È un adempimento autonomo, obbligatorio e non differibile.

Il discente, da parte sua, deve confermare la presenza mediante SPID o Carta d'Identità Elettronica. La convalida serve al riconoscimento delle ore frequentate, ma non sana gli errori o le omissioni dell'ente.

Tradotto dal burocratese: se l'allievo preme il pulsante giusto, l'agenzia non diventa automaticamente infallibile. E se l'agenzia registra tutto alla perfezione, l'allievo che non convalida rischia comunque di perdere le ore.

La tecnologia, almeno in questo caso, distribuisce democraticamente gli adempimenti.

Quando è obbligatoria la geolocalizzazione SILF

La convalida geolocalizzata riguarda le attività formative svolte fisicamente presso una sede autorizzata:

  • lezioni in aula;
  • esercitazioni in laboratorio;
  • tirocinio curriculare.

Non è invece richiesta per la formazione a distanza, sia sincrona sia asincrona.

Il chiarimento è importante perché evita di trasformare ogni collegamento online in una piccola caccia satellitare al corsista. Quando l'attività si svolge da remoto, la posizione geografica non è necessaria. Quando si svolge in presenza, la piattaforma deve poter verificare che il discente si trovi nel luogo dichiarato dall'ente.

La finalità è comprensibile: impedire che una presenza esista soltanto sullo schermo.

In passato il registro cartaceo si prestava a una certa elasticità morale. Una firma poteva apparire con sorprendente puntualità anche quando il suo proprietario era altrove. Il digitale promette di essere meno accomodante. Non conosce amici, parentele o penne passate sotto il banco. Conosce coordinate.

È già qualcosa.

Non è ancora tutto.

Mancata convalida delle presenze OSS: cosa rischiano enti e allievi

La nota regionale non usa mezze parole.

Le irregolarità accertate durante i controlli in itinere o successivi possono comportare le sanzioni previste dal Manuale dei controlli. Per gli allievi è inoltre possibile il mancato riconoscimento delle ore di frequenza.

I controlli possono avvenire:

  • attraverso la documentazione presente sulla piattaforma SILF;
  • mediante verifiche da remoto;
  • con visite presso le sedi formative;
  • nella fase precedente al rilascio del nulla osta per gli esami finali.

Quando le registrazioni attestano fatti non veri, restano ferme le eventuali responsabilità e la possibilità di segnalazione alle autorità competenti.

Il principio è corretto: chi dichiara una presenza inesistente non commette una distrazione contabile. Produce un'informazione falsa all'interno di un sistema pubblico di monitoraggio.

Tuttavia, tra la frode e il funzionamento perfetto esiste un territorio affollato. Vi abitano telefoni scarichi, credenziali dimenticate, applicazioni bloccate, sensori imprecisi, aule con poco segnale, utenti inesperti e giornate in cui la tecnologia decide di prendersi una vacanza.

La circolare ribadisce gli obblighi. Non descrive nel dettaglio una procedura di gestione delle anomalie tecniche.

Ed è qui che la chiarezza amministrativa dovrebbe fare un altro passo.

Geolocalizzazione dei corsisti: il problema degli errori tecnici

Un sistema di controllo è credibile quando sa distinguere il dolo dall'incidente.

Se un allievo è realmente in aula ma il telefono lo colloca a cento metri di distanza, la sua posizione è irregolare soltanto per il satellite. Se la connessione cade mentre sta convalidando, la lezione non diventa immaginaria. Se SPID non funziona, non è necessariamente colpa del corsista.

Occorrono quindi istruzioni operative uniformi.

Gli enti devono sapere come documentare un malfunzionamento. Gli allievi devono conoscere tempi e modalità per segnalarlo. La Regione deve stabilire quali prove alternative siano ammissibili e chi possa correggere un dato senza trasformare la correzione in una sanatoria arbitraria.

Altrimenti il sistema rischia due difetti opposti.

Può diventare troppo rigido con chi ha frequentato davvero e troppo prevedibile per chi vuole aggirarlo. Il cittadino onesto combatte con la schermata bloccata; il professionista dell'espediente studia il regolamento.

È una vecchia specialità nazionale: la norma severa con il distratto e indulgente con l'esperto.

Il pallino verde certifica una posizione, non la qualità del corso

La debolezza più evidente della geolocalizzazione è contenuta nella sua stessa funzione.

Il GPS può dimostrare che un telefono si trovava in una determinata area. Non può dimostrare che la lezione fosse utile. Non sa se il docente fosse preparato, se il laboratorio disponesse delle attrezzature necessarie o se il tirocinio insegnasse qualcosa.

Certifica la presenza di un corpo, non la formazione di una competenza.

Per un corso OSS la differenza non è accademica. L'Operatore Socio-Sanitario lavora con persone fragili, anziani, pazienti non autosufficienti, famiglie in difficoltà. Deve conoscere procedure, limiti professionali, norme igieniche, tecniche assistenziali e modalità di relazione.

Un allievo può trascorrere centinaia di ore nel luogo giusto e uscirne poco preparato. Può coincidere ogni giorno con il pallino rosso e continuare a non sapere come affrontare una situazione reale.

La Regione fa bene a controllare le presenze. Ma una politica della qualità che si arrestasse alla geolocalizzazione somiglierebbe a un medico soddisfatto perché il paziente è arrivato puntuale, senza chiedersi come sta.

Una scheda pubblica per valutare gli enti di formazione

Accanto al monitoraggio delle presenze, la Regione Campania potrebbe introdurre una scheda di qualità degli enti di formazione accreditati.

Non una classifica costruita sulle recensioni emotive, ma una pagina pubblica basata su dati verificabili.

La scheda potrebbe indicare:

  • anni di attività dell'ente;
  • continuità operativa;
  • corsi autorizzati ed effettivamente conclusi;
  • numero complessivo di allievi;
  • eventuali sospensioni o revoche;
  • esiti dei controlli;
  • percentuale di ammessi agli esami;
  • risultati occupazionali;
  • segnalazioni fondate e contenziosi definiti;
  • strutture disponibili per aula, laboratorio e tirocinio.

Un sistema simile aiuterebbe le famiglie a scegliere. Permetterebbe agli enti seri di distinguersi. Consentirebbe alla Regione di concentrare le ispezioni dove gli indicatori mostrano anomalie.

Oggi l'utente trova spesso siti colorati, promesse di lavoro, sconti a tempo e fotografie di persone in camice che sorridono con l'ottimismo di chi non ha mai compilato un turno. Trova più raramente dati confrontabili.

La trasparenza dovrebbe cominciare da lì.

Il costo dei corsi OSS come indicatore di qualità

Tra i dati da rendere visibili dovrebbe esserci anche il prezzo del corso.

Un percorso OSS ha costi concreti: docenti, tutor, assicurazioni, segreteria, laboratori, materiali, piattaforme, sedi, organizzazione del tirocinio e adempimenti amministrativi.

Non tutti gli enti hanno la stessa struttura e non tutti devono applicare la stessa tariffa. Ma quando un corso viene offerto a una cifra molto inferiore rispetto alla media, una domanda è inevitabile: dove si risparmia?

Può esistere una gestione più efficiente. Può esistere un finanziamento esterno. Può esistere una promozione occasionale. Meno credibile è la filantropia permanente di un'impresa commerciale.

La Regione non dovrebbe imporre un prezzo minimo. Una misura del genere rischierebbe di irrigidire il mercato e produrre altra carta. Potrebbe però pubblicare fasce indicative basate sui costi documentati di un percorso regolare.

Un prezzo anomalo non sarebbe una prova di irregolarità. Sarebbe un segnale da verificare.

Il punto riguarda anche la concorrenza. L'ente che paga correttamente i docenti, organizza tirocini reali e mantiene una struttura adeguata sostiene costi maggiori. Se compete con chi riduce le attività effettive, il mercato premia il risparmio peggiore.

È il paradosso della formazione: chi taglia sulla qualità può apparire più conveniente proprio perché offre meno di quanto dichiara.

Il GPS non vede neppure questo.

Esami OSS: servono criteri uniformi in tutta la Campania

Il controllo della qualità deve arrivare fino agli esami finali.

Una soluzione ragionevole sarebbe la creazione di un archivio regionale di quesiti e prove pratiche, suddiviso per competenze e livelli di difficoltà. Le domande potrebbero essere estratte secondo procedure tracciabili e utilizzate dalle commissioni su tutto il territorio campano.

Il vantaggio sarebbe doppio.

Da un lato si ridurrebbe il rischio di prove troppo facili, concordate o ripetitive. Dall'altro si eviterebbero esami costruiti secondo l'umore della singola commissione, con candidati valutati in modo diverso a seconda della provincia, del giorno o dell'estro dell'esaminatore.

Uniformità non significa indulgenza. Significa applicare lo stesso rigore a tutti.

Le prove dovrebbero verificare non soltanto la memoria, ma la capacità di affrontare situazioni concrete: igiene della persona, mobilizzazione, prevenzione dei rischi, comunicazione con il paziente, osservazione e segnalazione dei bisogni.

Un OSS non è un'enciclopedia ambulante. È un professionista operativo. Deve sapere, capire e fare.

Privacy e dati di geolocalizzazione sulla piattaforma SILF

L'uso di SPID, CIE e posizione geografica apre anche un tema di protezione dei dati personali.

Non serve gridare allo Stato sorvegliante. Basta porre domande normali.

Quali dati vengono memorizzati? Per quanto tempo? Chi può consultarli? Come vengono gestiti gli accessi? Quali informazioni riceve l'allievo? Che cosa accade in caso di violazione o accesso non autorizzato?

La Regione dovrebbe rendere facilmente reperibile un'informativa specifica, scritta in lingua umana. Dovrebbe inoltre chiarire il ruolo degli enti di formazione nella gestione dei dati generati dalla piattaforma.

Gli enti inseriscono le presenze, assistono gli utenti e operano quotidianamente sul sistema. Devono quindi sapere con precisione quali responsabilità hanno e quali procedure seguire.

La privacy non è un ostacolo ai controlli. È una condizione per farli bene.

Quando un'amministrazione chiede al cittadino di identificarsi e comunicare la propria posizione, deve spiegare con altrettanta precisione come proteggerà quelle informazioni. Il rapporto non può funzionare a senso unico: trasparenza per l'allievo, nebbia per il sistema.

Servono istruzioni semplici per gli allievi OSS

La Regione si rivolge formalmente agli enti, ma l'adempimento quotidiano ricade anche sui corsisti.

Molti allievi OSS sono adulti che tornano a studiare dopo anni. Alcuni lavorano, hanno responsabilità familiari o possiedono competenze digitali limitate. Questo non li esonera dall'obbligo, ma impone una comunicazione più chiara.

Servirebbe una guida ufficiale di una pagina, disponibile anche in formato video, che spieghi:

  • quando effettuare la convalida;
  • come attivare la posizione;
  • quale sistema usare tra SPID e CIE;
  • come verificare l'esito;
  • cosa fare in caso di errore;
  • a chi inviare una segnalazione;
  • quali conseguenze produce la mancata convalida.

Un obbligo poco compreso genera errori. Un errore ripetuto genera contenzioso. Il contenzioso genera circolari. E la ruota burocratica torna al punto di partenza, ogni volta con un protocollo più lungo.

Un tavolo permanente con gli enti di formazione

Le associazioni del settore chiedono da tempo un confronto stabile con la Regione.

La proposta merita attenzione, purché il tavolo non diventi il solito mobile amministrativo sul quale si appoggiano verbali destinati a non essere più letti.

Dovrebbe avere cadenza regolare, obiettivi verificabili e partecipanti realmente rappresentativi. Potrebbe affrontare problemi tecnici della piattaforma SILF, procedure di controllo, standard degli esami, tirocini, qualità dei docenti e gestione delle anomalie.

Chi lavora nelle aule conosce difficoltà che non sempre arrivano agli uffici regionali. Chi governa il sistema possiede dati e responsabilità che il singolo ente non vede.

Il confronto serve a unire queste due prospettive. Non a indebolire i controlli, ma a renderli applicabili.

Gli enti seri non hanno interesse a difendere chi falsifica presenze o simula attività. Al contrario, sono i primi danneggiati da chi vende scorciatoie. Chiedono però regole stabili, assistenza tecnica e criteri uguali per tutti.

Non è una domanda eversiva. È amministrazione ordinaria fatta con un po' di metodo.

I controlli sono necessari, la qualità richiede di più

La nota del 16 luglio 2026 contiene un principio difficilmente contestabile: le attività dichiarate sulla piattaforma SILF devono corrispondere a quelle realmente svolte.

L'agenzia deve registrare presenze e variazioni in modo veritiero e tempestivo. L'allievo deve convalidarle ogni giorno attraverso SPID o CIE. In caso di irregolarità possono scattare sanzioni e mancato riconoscimento delle ore.

Tutto chiaro.

Resta da costruire ciò che la geolocalizzazione, da sola, non può offrire: una valutazione pubblica degli enti, controlli mirati sulla qualità, esami uniformi, procedure per gli errori tecnici, trasparenza sui dati personali e un dialogo stabile con chi gestisce i corsi.

Il pallino rosso dice ciò che dichiara l'agenzia. Il pallino verde dice dove si trova l'allievo. Nessuno dei due dice che cosa abbia imparato.

Per scoprirlo non servono satelliti.

Servono docenti competenti, tirocini veri, esami seri e amministratori disposti a guardare oltre lo schermo. È un sistema meno spettacolare della geolocalizzazione, ma ha un pregio ormai raro: controlla la sostanza.

E la sostanza, anche quando non lampeggia su una mappa, resta l'unico luogo in cui dovrebbe abitare la formazione.